Knights of the Zodiac: ovvero Saint Seiya secondo Netflix

Brucia cosmo del nerd, fino ai limiti estremi della costellaz… Hmm no! Mi sa che se il cosmo si intiepidisce é già tanto a sto giro…

Ho finito da poco di vedere la miniserie by Netflix di 6 puntate (per ora) dedicata agli immortali Saint Seiya di Kurumada-sensei , da noi meglio nota col titolo di cavalieri dello zodiaco. Serie che nel lontano ’86 o giù di lì ha imperversato sugli schermi dei nostri TV senza pietà. Non voglio fare una vera e propria recensione, perché di quelle é già piena la rete, piuttosto dire cosa ne penso a modo mio.

L’ho vista quindi. Che dire!? Mi sento confuso, frastornato manco mi avesse colpito il fantasma diabolico del “buon” Ikki aka cavaliere della fenice. Eh no! Questa non è stata un’orrida visione frutto della mia mente, ma pura realtà! Qualcuno ha pensato bene di fare una trasposizione dell’anime degli anni ottanta in chiave Boing, Cartoonito… Ma cerrrrto, perché no???

Ma qui non si parla della Paw Patrol o del trenino Thomas. .. Qui si parla dei fottutissimi Cavalieri dello Zodiaco! Difficile per chi non ha vissuto l’era pre-internet capire cosa volesse dire aspettare trepidante un nuovo episodio su Odeon TV per memorizzare ogni dettaglio e poterne parlare il giorno dopo in classe col compagno. Cosa volesse dire esaltarsi impunemente quando Atena richiamava il cavaliere di turno, ormai sconfitto, alla lotta con nuovo e rinvigorito cosmo! Cosa volesse dire lanciare una polvere di diamanti al cielo invernale della città nella speranza di far nevicare e saltare così scuola il giorno dopo o più semplicemente cosa volesse dire veder fermare la serie al solito, maledetto scontro tra Pegasus e Ioria del Leone perché nessuno evidentemente aveva i soldi per comprare i diritti di tutta la serie. E tu? Te la sciroppavi dall’inizio per l’ennesima volta, sperando ingenuamente che stavolta avresti visto l’epilogo della storia delle 12 case, che questa volta sí, sarebbe stata quella buona, ma invece no…. Una voce nella tua testa risuonava: “destati cavaliere che l’attesa è ancora lunga….”

Passato lo sfogo, che si vede in queste 6 puntate da una ventina di minuti cadauna? Si vede una sorta di riassuntone della prima stagione dell’anine. Si fa la conoscenza di Seiya (Pegasus) il quale va in Grecia, cerca la sorella scomparsa (in questa serie rapita da dei militari… bah…), si allena, vince l’armatura senza manco tagliare un orecchio allo sfigatissimo Cassios, scappa dalla Grecia e va a partecipare ad un torneo in un garage/magazzino sotterraneo in mezzo al deserto perchè glielo dice Marin aka Castalia.

Il torneo in questione è davvero una poveracciata e non si chiama giustamente “Guerra Galattica”, ma solo “torneo”, perché di galattico non ha proprio nulla. Alla competizione prendono parte giusto i 5 bronzelli e qualche altro cavaliere minore in veste di comparsa sottopagata.

Ad osservarli non c’è il pubblico esaltato dello stadio della serie TV storica, ma solo un paio di guardie tutte uguali al soldo della famiglia di Thule, Lady Isabel ed il suo maggiordomo barra guardia del corpo. Ad aggiungere ulteriore tristezza ci sono gli scontri brevissimi, mal coreografati e privi di qualsiasi epicità. Non risolleva il morale il mostruoso siparietto comico tra Seiya ed un tombino parlante che, a momenti occupa più tempo di tutto il torneo.

Ah! Andromeda è una donna! sapevatelo!

Il nuovo Shun donna a destra

Se Negli anni l’armatura rosa, i capelli lunghi verdi, il nome da femmina ci avevano sempre fatto dubitare della cosa, adesso non c’è spazio agli equivoci, Shun è Shaun, una squinzia, sorella di Ikki. Piaccia o no, é così che stanno le cose.

Ok, poi arriva l’esercito dell’ex socio di Alman di Thule che attacca il box sotterraneo per impossessarsi dell’armatura d’oro di Sagittario. I bronzini prendono a pugni carri armati, elicotteri, missili e la qualunque in un vortice di animazioni riproposte uguali ogni volta che viene sferrato un colpo speciale. Un esempio? la catena di Andromeda para due missili con la stessa identica animazione nel giro di pochi minuti, no… per dire…. si nota eh? Vabbè dai… poi arriva Ikki cattivissimo, rubba la dorata armatura assieme ai cavalieri neri, che qui non sono gli alter ego dei cinque eroi, ma boh!? Cassios assetato di vendetta e altri 3 energumeni tutti uguali. Si menano alla veloce senza nessun mordente e sconfiggono Ikki in nome dell’amicizia che li lega da sempre. (d’altra parte si sono visti per la prima volta un’ora fa, mica sono cresciuti assieme in orfanotrofio!) Fine della prima stagione di questa miniserie.

Lo so, detta così sembra brutta, ma è in effetti lo è! a me non è piaciuta non ci posso far nulla. Non è la grafica CGI low cost, nemmeno la reinterpretazione della storia a farmi storcere il naso, quanto la totale inutilità della cosa! Ma dico io: non potevano terminare la serie Lost Canvas? almeno quella era bella per davvero!

Manca l’aspetto epico che aveva la serie degli anni ottanta, forte per una volta, di un doppiaggio italiano pazzesco! Nessuno penso possa aver dimenticato quel falso linguaggio aulico che avevano tutti i dialoghi della serie, quasi a voler evocare un qualcosa di cavalleresco. Funzionava? eccome se funzionava! Ricordiamoci che era pura farina dell’italico sacco poiché in nippolandia i Caballeros parlavano in maniera normale.

Tanto per farvi capire il tenore del verbo che fu, vi agevolo un estratto:

dialogo tra Hyoga e Milo

il nuovo Phoenix

la purezza è sacra

Poco importa se ad oggi potrebbe sorgere la domanda: maaaa siamo sicuri che in giapponese dicessero quelle cose? Si certo, credici! Però era tanto figo!

Miniserie trascurabile a mio avviso, che non si capisce a chi sia rivolta. Non credo che gli ormai over trenta e più possano trovarla gradevole e non penso che i bimbi minch… Ehm! I giovani fruitori di Netflix possano accendere il cosmo del loro interesse per Saint Seiya grazie a questa ciofeca.

Non oso immaginare come potrebbero essere gli scontri con i cavalieri d’oro, dovessero mai continuarla… Brr… Brivido. (e pure raccapriccio!).

Dovessi amare un voto, darei un 5 meno meno, come faceva la mia professoressa di diritto alle superiori con me.

Fin.

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Gli acquisti della vergogna di Giugno

Anche se un po’ in ritardo eccoci col nuovo e consueto appuntamento con il giocattolame, nerdabilia ed affini in cui buttar soldi ogni mese o quasi.

Mi allaccio al precedente post sul mercatino del fumetto di piazza madama Cristina per mostrarvi i primi due dei cinque acquisti fatti quel pomeriggio in una bancarella farcita di giocattoli anni 80:

Matt & Hondo e rispettivi mezzi.

Un Thunderhawk con annesso Matt Trakker smascherato in condizioni così così… Ed un Firecracker incompleto. Manca la moto da attaccare dietro. Pilota con maschera. Mezzo in buone condizioni, per il prezzo chiesto direi ok!

Sempre dal suddetto mercatino ho rimediato due pezzi della linea STARCOM per la quale negli anni ’80 andavo matto.

In condizioni direi ottime uno Shadow Raider (a destra) sprovvisto di pilota ed il bellissimo (a sinistra) e carissimissimo Shadow Parasite. Con pilota e tutto mi è andata ancora bene! (basti vedere sulla baia a quanto sta). Questa piccola navicella triangolare mi piaceva un botto da bambino. Sarà la tipica livrea da villano nera e viola, sarà quel che sarà, ma a me piace! l’ho già detto vero? ok stop!

Shadow parasite e Shadow raider

Eeeeppoiiii sempre alla bancarella delle meraviglie ho recuperato questo Battle Armour He-Man con armi. Condizioni buone, gambe molli, ma nulla di irreparabile, anzi… Magari faccio poi un post su come si aggiustano le gambette dei Masters.

A far compagnia al buon barbaro biondo il mai dimenticato Fisto (bel nome) pronto a battere il pugno sul tavolo alla minima risata di scherno sul suo nome. C’è da dire che negli anni ’80 si era meno maliziosi e nessuno associava il suo nome a robe zozze! Sullo sfondo il “giocondo” Dragon Walker pronto a sfrecciare (si come no!?) sul campo di battaglia. Questi ultimi due arrivano dalla baia.

Da destra: Fisto il Dragon Walker e He-Man

E basta. Direi che a Giugno ho dato. Alla prossima!

9 Giugno: fiera del fumetto di Piazza Madama Cristina


Appuntamento come ogni anno in piazza madama Cristina a Torino per la consueta fiera del fumetto che si tiene nell’area coperta dove ogni mattina c’è il mercato.

L’ingresso è free, quindi se si ha un’oretta da spendere un giro si può fare tranquillamente.

Ci sono andato verso mezzogiorno, dopo lavoro, senza aspettarmi granché.

Fortunatamente oltre agli innumerevoli banchi che vendono numeri vecchi di Dylan Dog a 1€ (quelli che non valgono nulla ovviamente) a sto giro ci son state due piacevoli sorprese:

La prima è stata ritrovare Marco del fu “Grayskult”, negozio torinese specializzato in giocattoli vintage, ormai chiuso. Un saluto al volo e la promessa di fare quella famosa intervista di qualche post fa. Bello vederlo ancora dietro alla bancarella attivo e amichevole come sempre. Da Grayskult non poteva mancare il Castello di Grayskull in bella mostra, no? Notevoli anche le 4 riedizioni dei Mastersvintage by Super 7, mi son dimenticato di chiedere il prezzo, vabbè!

Un castello di Grayskull qui ed un micronauta là….

La seconda è stata incappare nella bancarella di Flavio, simpatico ed apparentemente strampalato “giovanotto” col quale ho fatto due parole volanti e concluso un paio di acquisti della vergogna che vedremo a fine mese magari assieme. Dove l’ha pescata tutta sta roba rimane un mistero per me.

Tante le cose in mostra. Molto Star Wars vintage (non sono esperto), quaderni di quelli che ci portavamo a scuola negli anni 80 con in copertina i Dino Riders, i Masters, Poochie etc.. Figurine, micronauti, masters loose di ogni tipo, Starcom, Mask e transformers. Davvero molta roba, non tutta completa a dire il vero, ma i prezzi erano abbastanza onesti e secondo me meritava ficcare il naso tra i giocattoli impolverati messi in vendita.

Alcune foto ad esempio:

I primissimi cavalieri dello zodiaco, altro che myth cloth ex, puffi etc…

Certo che i primi pupazzetti dei Cavalieri a rivederli oggi fanno un pò ca… ehm! tenerezza.. eppure ricordo ancora all’epoca quando in Via Cibrario me li spulciavo al negozio di giocattoli nelle loro bellissime scatole Giochi Preziosi! Bruschette negli occhi per tutti!


Micronauti boxati e loose… Che tentazione!

Eeeeh qui il portafogli ha tremato! I Micronauti sono una linea di giocattoli davvero storica alla quale sono molto affezionato. Non me ne è rimasto manco uno purtroppo ed i prezzi mostruosi a cui vengono venduti oggi mi han sempre fatto desistere dal ricominciarne la collezione. Peccato.


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Scatole con pezzi vari da Starcom a M.A.S.Kd

Due scatole piene di MOTU loose, cioè senza la confezione. Molti erano completi di tutti gli accessori. Prezzi secondo me altini, ma uno me lo sono accattato perchè non avevo voglia di farmelo spedire da Ebay. Devo dire che erano tenuti bene.


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una delle varie scatole con i Transformers

Tanti Transformers sfusi ed incompleti. Saltati per mancanza di tempo. Inferno mi ha tentato. Proprio mentre ero lì un ragazzo ha chiesto: “quanto vuoi per la Lancia Stratos?” buongustaio. Sullo sfondo si vedono i piloti dei leoni che compongono il mai dimenticato Voltron.


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M.A.S.K

Un bel mucchietto di veicoli M.A.S.K, forse una delle serie che più mi ha gasato da bambino. Un paio li ho presi, anche se incompleti, più che altro per il prezzo conveniente. I pezzi di questa serie di giocattoli sulla baia si vendono come il pane e spesso a prezzi folli. Peccato che il tipo vendesse i relativi piloti a parte. Non si fa! In basso a destra si vede una busta piena di Transformers “Escavators” nella loro livrea verde acido e viola… così eighties….. chissà se aveva tutti i pezzi per formare il possente “Devastator”?


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sullo sfondo, roba davvero di qualità: Gattiger, Daitarn etc…

Chiudo con un banchetto che aveva un accenno di retrogames.. un Megadrive, un Famicon ed una PS2 in mezzo a varie cartucce e cd….. Ovviamente queste son le cose che mi hanno colpito di più, ma la fiera, per gli amanti del genere, offre anche occasioni di rimediare figurine vecchissime, TEX e molte altre cose, quindi se vi dovesse capitare, la prossima volta fateci una capatina!


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Gli acquisti della vergogna di Maggio

Ebbene si! Era una vita che non scrivevo qualcosa e sulla scia di altri blog ben più visitati, ho pensato di condividere anche io le mie vergogne con voi o per lo meno una parte di esse, ovvero: la passione per i giocattoli della nostra infanzia.

Già proprio come nella omonima serie Netflix, ci sono persone che essendo cresciute a cavallo tra gli 80 ed i 90 hanno assistito alla nascita e morte di vere e proprie icone nell’industria dei giocattoli, ne hanno subito il fascino, hanno frantumato i cosiddetti ai genitori ed oggi, “ormai grandi” cercano un modo di ricomprarsi quei frammenti di infanzia in bilico tra collezionismo mirato e compulsione pura.

Ok, premetto che per quanto mi riguarda le linee di giocattoli a cui sono nostalgicamente legato sono: Masters of the Universe, Gi Joe, M.A.S.K, Sectaurs, Captain Power e Starcom. Alcune sono un pò di nicchia ed in molti ve le siete dimenticate, mentre altre.. beh! se non le conoscete avete vissuto su Marte! Non ho menzionato uno dei pilastri portanti di quegli anni, che di recente ha vissuto nuovi fasti sul grande schermo:i Transformers. Non perchè non mi piacciano, ma a parte i Dinobot (dinosauri e robot assieme? Boom!) non ho mai avuto la smania di collezionarli ed oltretutto gli originali del tempo (G1 = generation 1) hanno prezzi folli e sono spesso in condizioni pietose.

Analizziamo assieme allora cosa mi sono accattato sto mese, vi va?

Nella foto in alto vedete da sinistra verso destra: Skulk e Trancula della linea Sectaurs ahimè senza armi – 1985, un Cobra Stun della linea Gi Joe – 1986, un SEGA Saturn originale giapponese boxato ed alcuni giochi – 1994.

I Sectaurs sono una linea di giocattoli del 1985 prodotta da Coleco (si, la stessa dei videogiochi) che faceva un bel mix tra burattini ed action figures Motu style. Appena me ne arrivano altri approfondiamo 😉

Skulk & Trancula

I Gi Joe non penso abbiano il minimo bisogno di presentazioni, qui vedete un Cobra stun. Mezzo abbastanza inverosimile dei cattivi Cobra, appunto. È ahimè mancante delle bandierine laterali e di 2 su 3 borchie delle ruote. Si son fregati le borchie si!

Cobra stun

Il Sega Saturn uscì nel 1994 in Giappone e nel 1995 in Europa. Doveva essere concorrente della prima Playstation di casa Sony, ma non ebbe lo stesso successo. Qui in effetti non lo aveva praticamente nessuno. Ne parliamo meglio in un post dedicato.

OK, è tutto per questo mese. Sono stato un bravo nerd? Si dai…

SEGA SATURN

I robottini di Go Nagai sono in edicola!

C’è sempre un piccolo dettaglio pronto ad essere colto dall’occhio vigile di un nerd, anche se quest’ultimo è assonnato e può sembrare distratto. A dimostrazione di quanto appena detto, qualche mattina fa mi stavo recando alla metro pronto ad iniziare il primo turno verso le sei e qualcosa del mattino, quando una scritta letta distrattamente su di un poster dell’edicolante di fiducia spara nel mio cervello la seguente frase: “GO NAGAI robot mini figures”…… e che miseriaccia significa? avrebbe detto una persona normale, ma non il nerd che è in me! nope! Conscio del rischio di tardare sulla già risicata tabella di marcia che quasi Fantozzianamente mi porta a lavoro ho fatto marcia indietro e sono andato a vedere di cosa si trattasse. Sorpresa! Stupore! Uau!!! una bella serie di mini figures in blind-box (ovvero non sai cosa trovi) ispirati ai celebri robots degli anni 70-80 che tanto abbiamo amato da bambini o ragazzini, forse bambizzini? noi, ahimè ormai quarantenni: lacrime gente…

Giusto per capirci: Go Nagai è poi solo il signore che ha creato a partire dal 1972 personaggi del calibro di Mazinga-Z, Goldrake, Jeeg robot d’acciaio e mooooolti altri. Un po’ sporcaccione, un po’ pioniere del mecha design, accusato dalle mamme di tutto lo stivale genericamente con un: “eh ma i cartoni giapponesi sono violenti! non sono belli come quelli di una volta!”, rimane comunque un mostro sacro della scena Manga/Anime . Punto.

Detto questo, ma come sono queste cavolo di mini figures? meritano?

Allora parto subito da quello che, secondo me, è il tasto dolente: il prezzo. Cioè dai.. 5 euro per un robottino di gomma alto manco 5 cm e senza articolazioni è una follia! Inevitabile è per me paragonare questi pupazzetti alle tanto in voga Gashapon nipponiche, con l’unica differenza che lì ti costano dai 2 ai 4 euro massimo pur mantenendo un livello qualitativo altissimo.

I personaggi compresi nella collection sono fondamentalmente quattro: Mazinger Z, Great Mazinger, Jeeg e Goldrake. Per ognuno è prevista una versione chiamata “versione manga” che vanta dei dettagli azzurrini tipo la capoccia, la mutanda etc… Unica eccezione è Goldrake il quale oltre ad avere la sua versione Manga ne vanta una in cui è infilato dentro al suo discovolante. Calcincù! Tutte le figures sono proposte con uno sculpt super deformed, risultando molto kawaii e simpatiche. Sono figures statiche senza articolazioni, tipo i Puffi o gli Snorky degli anni 80 per chi se li ricorda. E vai! altra lacrima…

Ne ho presi due, o meglio: me ne ha regalati due quella santadonna della mia fidanzata, la quale è riuscita a pescare Jeeg setacciando col solo tatto una scatola intera di bustine sotto gli occhi attoniti del giornalaio di turno, che manco Rutger Hauer in Furia Cieca…chapeau! e grazie ovviamente!

Vediamoceli ok?

 

 

Jeeg versione normale con sullo sfondo il bellissimo libro sulla storia della Tatsunoko.

C’é da dire che sembrano essere originali Bandai.

Dove? In edicola.
Costo? 4,99 euro.

Editi da? Dynamic.

 

 

 

“GO NAGAI Robot mini figures”.

Letture: I Kill Giants, titan edition.

C’è che sei un lettore di fumetti da parecchio tempo, americani, italiani, giapponesi e chi più ne ha più ne metta. C’è che alle cosiddette “graphic novels” non ti sei mai avvicinato più di tanto principalmente per il prezzo alto che normalmente le accompagna. C’è che per questo fine 2018 ti sei deciso a recuperare almeno una parte di quelle considerate “bellerrime” dai più e dalle recensioni lette in rete.

Hai iniziato con l’edizione super ciccia di I kill Giants ovvero la “Titan Edition” sembra coerente no? Giganti… Titani… Stessa roba o forse no, sto divagando… Questo volume edito in Italia da Bao publishing è un bellissimo cartonato color rosso scuro che al suo interno contiene la storia (ovviamente) e diversi extra come note sugli autori, la sceneggiatura, disegni etc…

Il tutto per 19 euro.

Di recente su Netflix è arrivata la pellicola di Anders Walter tratta appunto dal fumetto. Non l’ho vista e non so come sia, non volevo rovinarmi la sorpresa o alzare/abbassare le mie aspettative. Non so se guardarla, non ora.

Sorpresa dicevi? si! perché non conoscevo quest’opera di Joe Kelly e JM Ken Niimura, ma ne avevo letto un gran bene.

Non conoscendo la trama mi immaginavo una storia sul Fantasy vedendo la copertina, magari sbalzi dimensionali tra un mondo e l’altro, ma…

… una frase del retro di copertina mi ha subito fatto intuire che c’era ben altro ad aspettarmi: “.. al primo piano di casa sua si nasconde un orrore tanto terrificante che lei non osa salire quelle scale…

I Kill Giants. Ora l’ho letto. Mi è piaciuto? Si. Mi ha trasformato come afferma il retro del volume? Forse no, ma semplicemente perché qualcosa molti anni fa mi aveva già trasformato.

Non mi ha trasformato, ma mi ha fatto pensare, ricordare cose che non amo ricordare, ma che non dimenticherò mai. Non importa se sei una bambina delle elementari, un ragazzo o un uomo sfatto e sfinito, se vieni a contatto con quell’orrore che tanto spaventa Barbara, protagonista della storia, cambi.

Davanti a quel gigante terribile, ci sentiamo impotenti e vorremmo tutti il magico martello Coveleski, vorremmo tutti potergli spaccare il muso e cambiare il finale della storia, guadagnare tempo o per lo meno rallentarne lo scorrere.

Non voglio rivelare troppo, magari qualcuno di voi ancora non lo ha letto, magari adesso ne avrebbe voglia, chissà!? una frase mi ha colpito molto, verso il finale: “tutto ciò che vive muore, ed è per questo che devi trovare la gioia nel vivere, mentre il tempo è ancora tuo…..”

Mentre il tempo è ancora tuo. Già, fosse facile…

Luoghi: Grayskult “the lost world” pt. 1

Ci sono posti, luoghi, che a volte scopri quasi per caso. Luoghi che ti colpiscono e che aprono cassetti della tua memoria chiusi e dimenticati.

Grayskult a Torino é, o meglio era, uno di quei luoghi. Nel momento in cui leggerete queste righe, il negozio avrà chiuso i suoi cancelli a noi ragazzini un po’ cresciuti, forse, per sempre.

Non me la sento di chiamare questo luogo “negozio”, non sarebbe abbastanza; Grayskult é la cameretta che ognuno di noi, da bambino, avrebbe desiderato di avere.

Il mondo perduto. Non nel senso che ci trovi i dinosauri, cioè si di plastica magari e che non cercano di mangiarti, ma più che altro per il fatto che la sua chiusura di fatto non ci permetterà più di visitare quel mondo a noi tanto caro pieno degli orrendi mostri, soldati, robot e pixels che decadi fa hanno allietato le nostre giornate fanciullesche.

Mi ha fatto piacere conoscere Marco, il padrone della festa, persona simpatica nei cui occhi riesci ancora a scorgere quella scintilla di sincera meraviglia verso i nostri amici di plastica e verso un ambiente fin troppo severo.

Spero di potervi parlare ancora della sua avventura, magari con una breve intervista, ragion per cui… Ci si legge su queste pagine gente!

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