I robottini di Go Nagai sono in edicola!

C’è sempre un piccolo dettaglio pronto ad essere colto dall’occhio vigile di un nerd, anche se quest’ultimo è assonnato e può sembrare distratto. A dimostrazione di quanto appena detto, qualche mattina fa mi stavo recando alla metro pronto ad iniziare il primo turno verso le sei e qualcosa del mattino, quando una scritta letta distrattamente su di un poster dell’edicolante di fiducia spara nel mio cervello la seguente frase: “GO NAGAI robot mini figures”…… e che miseriaccia significa? avrebbe detto una persona normale, ma non il nerd che è in me! nope! Conscio del rischio di tardare sulla già risicata tabella di marcia che quasi Fantozzianamente mi porta a lavoro ho fatto marcia indietro e sono andato a vedere di cosa si trattasse. Sorpresa! Stupore! Uau!!! una bella serie di mini figures in blind-box (ovvero non sai cosa trovi) ispirati ai celebri robots degli anni 70-80 che tanto abbiamo amato da bambini o ragazzini, forse bambizzini? noi, ahimè ormai quarantenni: lacrime gente…

Giusto per capirci: Go Nagai è poi solo il signore che ha creato a partire dal 1972 personaggi del calibro di Mazinga-Z, Goldrake, Jeeg robot d’acciaio e mooooolti altri. Un po’ sporcaccione, un po’ pioniere del mecha design, accusato dalle mamme di tutto lo stivale genericamente con un: “eh ma i cartoni giapponesi sono violenti! non sono belli come quelli di una volta!”, rimane comunque un mostro sacro della scena Manga/Anime . Punto.

Detto questo, ma come sono queste cavolo di mini figures? meritano?

Allora parto subito da quello che, secondo me, è il tasto dolente: il prezzo. Cioè dai.. 5 euro per un robottino di gomma alto manco 5 cm e senza articolazioni è una follia! Inevitabile è per me paragonare questi pupazzetti alle tanto in voga Gashapon nipponiche, con l’unica differenza che lì ti costano dai 2 ai 4 euro massimo pur mantenendo un livello qualitativo altissimo.

I personaggi compresi nella collection sono fondamentalmente quattro: Mazinger Z, Great Mazinger, Jeeg e Goldrake. Per ognuno è prevista una versione chiamata “versione manga” che vanta dei dettagli azzurrini tipo la capoccia, la mutanda etc… Unica eccezione è Goldrake il quale oltre ad avere la sua versione Manga ne vanta una in cui è infilato dentro al suo discovolante. Calcincù! Tutte le figures sono proposte con uno sculpt super deformed, risultando molto kawaii e simpatiche. Sono figures statiche senza articolazioni, tipo i Puffi o gli Snorky degli anni 80 per chi se li ricorda. E vai! altra lacrima…

Ne ho presi due, o meglio: me ne ha regalati due quella santadonna della mia fidanzata, la quale è riuscita a pescare Jeeg setacciando col solo tatto una scatola intera di bustine sotto gli occhi attoniti del giornalaio di turno, che manco Rutger Hauer in Furia Cieca…chapeau! e grazie ovviamente!

Vediamoceli ok?

 

 

Jeeg versione normale con sullo sfondo il bellissimo libro sulla storia della Tatsunoko.

C’é da dire che sembrano essere originali Bandai.

Dove? In edicola.
Costo? 4,99 euro.

Editi da? Dynamic.

 

 

 

“GO NAGAI Robot mini figures”.

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Letture: I Kill Giants, titan edition.

C’è che sei un lettore di fumetti da parecchio tempo, americani, italiani, giapponesi e chi più ne ha più ne metta. C’è che alle cosiddette “graphic novels” non ti sei mai avvicinato più di tanto principalmente per il prezzo alto che normalmente le accompagna. C’è che per questo fine 2018 ti sei deciso a recuperare almeno una parte di quelle considerate “bellerrime” dai più e dalle recensioni lette in rete.

Hai iniziato con l’edizione super ciccia di I kill Giants ovvero la “Titan Edition” sembra coerente no? Giganti… Titani… Stessa roba o forse no, sto divagando… Questo volume edito in Italia da Bao publishing è un bellissimo cartonato color rosso scuro che al suo interno contiene la storia (ovviamente) e diversi extra come note sugli autori, la sceneggiatura, disegni etc…

Il tutto per 19 euro.

Di recente su Netflix è arrivata la pellicola di Anders Walter tratta appunto dal fumetto. Non l’ho vista e non so come sia, non volevo rovinarmi la sorpresa o alzare/abbassare le mie aspettative. Non so se guardarla, non ora.

Sorpresa dicevi? si! perché non conoscevo quest’opera di Joe Kelly e JM Ken Niimura, ma ne avevo letto un gran bene.

Non conoscendo la trama mi immaginavo una storia sul Fantasy vedendo la copertina, magari sbalzi dimensionali tra un mondo e l’altro, ma…

… una frase del retro di copertina mi ha subito fatto intuire che c’era ben altro ad aspettarmi: “.. al primo piano di casa sua si nasconde un orrore tanto terrificante che lei non osa salire quelle scale…

I Kill Giants. Ora l’ho letto. Mi è piaciuto? Si. Mi ha trasformato come afferma il retro del volume? Forse no, ma semplicemente perché qualcosa molti anni fa mi aveva già trasformato.

Non mi ha trasformato, ma mi ha fatto pensare, ricordare cose che non amo ricordare, ma che non dimenticherò mai. Non importa se sei una bambina delle elementari, un ragazzo o un uomo sfatto e sfinito, se vieni a contatto con quell’orrore che tanto spaventa Barbara, protagonista della storia, cambi.

Davanti a quel gigante terribile, ci sentiamo impotenti e vorremmo tutti il magico martello Coveleski, vorremmo tutti potergli spaccare il muso e cambiare il finale della storia, guadagnare tempo o per lo meno rallentarne lo scorrere.

Non voglio rivelare troppo, magari qualcuno di voi ancora non lo ha letto, magari adesso ne avrebbe voglia, chissà!? una frase mi ha colpito molto, verso il finale: “tutto ciò che vive muore, ed è per questo che devi trovare la gioia nel vivere, mentre il tempo è ancora tuo…..”

Mentre il tempo è ancora tuo. Già, fosse facile…

Luoghi: Grayskult “the lost world” pt. 1

Ci sono posti, luoghi, che a volte scopri quasi per caso. Luoghi che ti colpiscono e che aprono cassetti della tua memoria chiusi e dimenticati.

Grayskult a Torino é, o meglio era, uno di quei luoghi. Nel momento in cui leggerete queste righe, il negozio avrà chiuso i suoi cancelli a noi ragazzini un po’ cresciuti, forse, per sempre.

Non me la sento di chiamare questo luogo “negozio”, non sarebbe abbastanza; Grayskult é la cameretta che ognuno di noi, da bambino, avrebbe desiderato di avere.

Il mondo perduto. Non nel senso che ci trovi i dinosauri, cioè si di plastica magari e che non cercano di mangiarti, ma più che altro per il fatto che la sua chiusura di fatto non ci permetterà più di visitare quel mondo a noi tanto caro pieno degli orrendi mostri, soldati, robot e pixels che decadi fa hanno allietato le nostre giornate fanciullesche.

Mi ha fatto piacere conoscere Marco, il padrone della festa, persona simpatica nei cui occhi riesci ancora a scorgere quella scintilla di sincera meraviglia verso i nostri amici di plastica e verso un ambiente fin troppo severo.

Spero di potervi parlare ancora della sua avventura, magari con una breve intervista, ragion per cui… Ci si legge su queste pagine gente!

link alla pagina Facebook del negozio

Agente speciale alfa 27 anni dopo, la rilettura. Nathan Never n. 1

È il 1991 ed hai più o meno quindici anni. Leggi Dylan Dog da un annetto, non dalla sua uscita nel lontano ’86 perché all’epoca ancora non facevi merenda con pane e fumetti e ti limitavi a qualche Topolino qui e là.

alfa

Sta per finire l’anno scolastico, siamo a Giugno ed un tuo compagno ti dice che in edicola c’è un nuovo fumetto Bonelli oltre all’indagatore dell’incubo, ma che questo è ambientato nel futuro. La cosa ti esalta. Ti fiondi in edicola appena suona la campanella e con i soldi per il pane compri il numero 1 di Nathan Never: agente speciale alfa.

Sono passati quasi trent’anni, una vita, anzi no! Molte vite… Le nostre.

Sarà per quella cosa che i maschietti maturano dopo e quindi a quarant’anni suonati leggono ancora i fumetti? meh… Fatto è che su una bancarella giorni fa hai visto a 1.5€ il primo numero e ti sei detto: “oh! Proviamo a rileggerlo dopo tutto sto tempo e vediamo che effetto fa…

Premetto che non mi ricordavo assolutamente nulla, per chi lavorasse Nathan, la presenza di Legs dal primissimo numero ed altre cose… e soprattutto: non sono un purista di questa serie, quindi sto scrivendo di sensazioni personali, non vogliatemene se sbaglio qualcosa o tratto in maniera superficiale qualcos’altro….

Beh, ma allora? Che effetto ti ha fatto?

Riprendere in mano un fumetto, una storia dopo quasi trent’anni inevitabilmente ti porta allo scontro tra ricordo e realtà. Diciamocelo: i ricordi sono spesso permeati da affetto e nostalgia e si riferiscono ad un’immagine fissata nella nostra mente filtrata dagli occhi avidi di meraviglia del noi bambino, la realtà invece no! Questo discorso vale per qualsiasi cosa eh? libri, fumetti, film, videogiochi etc etc… vi è mai capitato, per esempio, di andare a visitare un luogo che da bimbi vi sembrava enorme e dire: “me lo ricordavo più grande….”? beh! a me si.

Detto ciò la storia con cui iniziano le peripezie di Nathan è abbastanza semplice e scorre leggera verso il finale, oso dire anche lievemente scontato. L’agente speciale Alfa deve sostanzialmente fare la guardia al cyborg C-09 che ha assistito all’omicidio del suo costruttore e che, soprattutto, ha nella testa delle informazioni importantissime che fanno gola al malefico Skotos (capo di una vasta organizzazione criminale), eterno villanzone, nemico number one, che farà di tutto per catturarlo ed ammazzare il suo custode.

Devo dire che Medda, Serra e Vigna fecero un bel lavoro nel presentare in pompa magna un’ambientazione credibile fin dal primo numero. Sono evidenti gli spunti dai capisaldi del genere fantascientifico classico come Alien e quel Rick Deckard di Blade Runner sul quale è cucito il personaggio principale di questa saga Bonelli, ma anche l’occhiolino rivolto ai nipponici mecha che già Gundam o Patlabor ci avevano insegnato ad apprezzare parecchi anni prima. Le megalopoli, ove vivono ammassati gli esseri umani in un pianeta ormai devastato, i mutanti, gli androidi quasi umani nei loro conflitti interiori… le leggi della robotica di Asimov, c’è proprio tutto! Se si consider

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a che era la prima volta che la Bonelli pubblicava una testata fantascientifica, non posso che esserne ancora oggi piacevolmente colpito. I disegni di Castellini sono semplici (opinione personale), ma azzeccati e non mi hanno mai fatto rimpiangere tratti più complicati o realistici. Forse a dirla proprio tutta alcune vignette dove vengono riprodotte armi ed esoscheletri non mi hanno convinto appieno, ma vabbé!

Ok, tutto figo allora? quasi. Ricordavo questa storia come un qualcosa di grandioso, ed in parte lo è, ma ammetto di averla trovata anche scontata e sempliciotta. Una cosa analoga mi è capitata rileggendo il numero uno di Dylan Dog “l’alba dei morti viventi” e quella che nei miei ricordi era la storia dell’indagatore dell’incubo che più mi prese tra i primi trenta numeri della serie: “i conigli rosa uccidono“, ma questa è un’altra storia…

Una cosa mi ha fatto riflettere: Nathan Never vive nel 2024, anno in cui il pianeta Terra è ormai alla frutta e come visto anche in Blade Runner (ambientato nel 2019 addirittura, sarebbe tra meno di sei mesi…) gli esseri umani proliferano come vermi in enormi città stratificate, inquinate e perennemente sferzate da piogge acide… siamo nel 2018 gente…. quel futuro mi sembra vicino come non mai, ma al contrario del ragazzino gasato che leggeva questa storia nel 1991, l’attempato nerd che l’ha riletta nel 2018 ha provato un grande senso di amarezza. Bon.

Captain Power: la sola ehm! Il futuro è nelle tue mani!

Era più o meno il 1988 e sulla mitica Odeon TV fa la sua comparsa “Capitan Power e i combattenti del futuro (Captain Power and the Soldiers of the Future) con un annetto di ritardo rispetto agli USA. Produzione dal budget imponente, per i tempi e per essere dedicata al piccolo schermo, dedicata a grandi e piccini.

Captain Power

Come ogni ragazzino iper-gasato dagli anni ’80 e dalle tonnellate di film, cartoni animati ed annesse linee di giocattoli dai colori sgargianti al primo “power-on!” il Capitano vince a mani basse e mi conquista facile. Un’ambientazione azzeccatissima (non troppo originale vedi un certo Terminator del 1984) ed una prima CGI per l’epoca davvero notevole, brutalizzano i miei ancora teneri neuroni e attivano le mie ghiandole salivari spingendomi a desiderare ardentemente il pupazzame al buon capitano dedicato.

Come? Di che parlava il programma? Cito Wikipedia:

XXII secolo. In seguito a una rivolta delle macchine la razza umana è stata quasi annientata e ridotta in schiavitù. Il pianeta è quindi comandato da potenti intelligenze artificiali, a cui gli unici a opporsi sono uno sparuto gruppo di dissidenti umani. Il capitano Jonathan Power e il suo gruppo di uomini, chiamati “i combattenti del futuro”, infatti tentano di opporsi alla dominazione delle macchine per cambiare le sorti dell’umanità. Dai, non ditemi che non vi da un senso di déjà-vu.

Agevolo la sigla italiana, da notare che da noi se un biodread ti acchiappava ti sottometteva (birbetta!), mentre oltre oceano ti digitalizzava. Laggiù era già iniziata l’era digitale evidentemente.

Sigla italiana

Eh, certo! in mancanza di un John Connor a guidare la rivolta contro le macchine qui ci si è dovuti affidare a Tim Dunigan aka le capitaine, ma va bene anche così!

power
la cumpa al gran completo

A parte la trama, che comunque mi prese abbastanza, ciò di cui vorrei parlare era il peculiare legame che c’era tra lo show televisivo e la linea di giocattoli lanciata per l’occasione. Mai come in questo caso le due cose andavano a braccetto! Le action figures disponibili nei negozi erano appositamente studiate per reagire a determinati impulsi audio e video e creare così un totale (in teoria) coinvolgimento con lo spettatore che invece di stare solo seduto davanti alla TV poteva prender parte alle avventure della cumpa ribelle.

Si trattava di una serie di personaggi e veicoli dotati di fotocellule in grado di captare i segnali video trasmessi nello show e nelle VHS vendute a parte e reagire ad essi con suoni ed azioni tipo sparare il pilota fuori dall’abitacolo etc..

Ancora oggi ammetto che il design delle due astronavi era decisamente figo, diciamolo! Possiedo il caccia del Capitano, ma non quello del temibile Lord Dread, cattivissima nemesi del Capitano!

Il caccia di Lord Dread, nero… cattivissimo!

Nel 1988 vedere alla Tivú at home e non al cinema robot ed effetti speciali in CGI era una cosa per nulla scontata ed anzi: notevolissima! Ne rimasi molto colpito e per tutta la sua durata, l’unica stagione trasmessa, fu argomento di grandi discussioni tra gli amichetti e bave davanti alle vetrine dei pochi negozi in città ad avere un degno assortimento di giocattoli.

Ricordo con tenerezza la pubblicità velatamente pezzente passata in TV da noi:

Pubblicità anni 80

Priva di quel delirio ottantiano che invece permeava lo spot statunitense, fuck yeah! (quel “no kidding!” cioè mica cazzi! detto da uno che stava lottando sul serio no? rotfl…)

Pubblicità Ammerigà!

E questa? Dai se nn ti gasava questa…

Ricordo le bave quando sullo schermo passava in ricognizione il temibile Soaron nello splendore blando dei suoi poligoni grigiastri, le esplosioni, Tank il corazzato, la bionda gnocca pilota, il risibile (oggi, ma allora gagliardissimo) Hawk etc etc….

soaron
Soaron il grigio…

Ma soprattutto ricordo con un brivido di vergogna riverberatosi per quasi sei lustri il giorno in cui realizzai che la tanto decantata fusione giocattolo-TV non era proprio come la si dipingeva, anzi… era una cagata pazzesca!!!! (cit. rag. U. Fantozzi).

Ripensandoci adesso, credere di poter modificare una storia registrata su di un nastro magnetico puntando contro lo schermo un’astronave pistola fa ridere, ma tanto! Nel 1988 no peró, io ci credevo e ci ho messo diverse “partite” prima di sentire puzza di m.. ehm! Bruciato. Magari ero io l’unico pistola sbarbato che si era bevuto la balla o magari mi aspettavo semplicemente troppo, ma la cosa andò così:

Un pomeriggio venne da me un amichetto ed io tronfio come non mai gli misi in mano il mitico caccia Powerjet XT-7 e premendo play sul videoregistratore gli dissi: “preparati! è una figata, vedrai che grafica…” per alcuni minuti il mio amico (fan come me del Capitano) si gasò non poco, ma al mio ritorno dal frigo per prendere qualcosa da bere (sicuro dei Billy all’arancia! ndt) lo trovai a fissare lo schermo, caccia/pistola abbassato. In tutta sincerità mi disse: “ma guarda che va avanti da solo eh? cioè… anche se tu non spari non cambia nulla i nemici esplodono lo stesso…..

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In quel preciso istante provai una vergogna enorme… dentro di me lo sospettavo, ma visto il costo del giocattolo non osavo ammetterlo….. eppure anche la scatola ti diceva che potevi sparare alla TV …. ed allora perchè far ben tre VHS farlocche? per vendere? per il mero denaro? ancora non sapevo…..

Beh! forse certe cose dovrebbero rimanere sepolte nella memoria, non bisognerebbe rischiare di togliere il velo di nostalgia che fa apparire le cose meravigliose ai nostri occhi, ma è bello anche così! Non bastano alcune note stonate per affievolire l’amore che nutriamo per gli anni Ottanta, giusto?

Nathan Never generazioni n°2

Attratto dalla copertina ho acquistato questo secondo numero di Nathan Never scoprendo così l’esistenza di questa miniserie Bonelli “generazioni” in cui ognuno dei sei numeri che la comporranno è ispirato ad un tema ben preciso.

Dicevamo: la copertina. Ogni giorno per andare a lavoro passo davanti ad un’edicola ed inevitabilmente mi casca l’occhio sul reparto fumetti italiani Bonelli etc, messi in bella vista e favorevoli al mio senso di marcia. L’altro ieri, appunto come di consueto sbircio eeeeeee: “Uattà!” vedo questo bel tripudio di colori anni ’80! che è!? mi chiedo…

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Leggo: NATHAN NEVER?? A me sembra una scopiazzata bella e buona dell’immenso “Hokuto no Ken” (Testi: Buronson. Disegni: Tetsuo Hara) mi dico, ma lo compro ugualmente!

Ed in effetti questo è: un omaggio senza veli al mondo post apocalittico di MAD MAX, ma soprattutto al sopracitato Manga del 1983.

Tutto in questo albo richiama Kenshiro: Disegni, storia, personaggi e combattimenti. (Vedi protagonista in copertina con una cicatrice a forma di pesciolino sul petto al posto delle sette stelle dell’orsa maggiore Ndr.)

Belle le matite di : Silvia Corbetta e le chine di: Mariano De Biase. Rendono bene ed in alcune vignette ho davvero fatto fatica a distinguere la differenza con quelle dell’originale.

Fiacchi, ma per forza di cose, i dialoghi e la trama. Super scontati, già sentiti e troppo leggeri. Non mi aspettavo nulla di diverso e quindi non sto nemmeno a criticare, vanno bene così.

L’eroe ha perso la compagna, giura di uccidere chi gliel’ha portata via (così crede lui) e scalcia culi a destra e manca fino all’inevitabile scontro finale. ah! l’eroe ovviamente è il più forte di tutti e se ti preme il punto di pressione giusto poi si mette a contare al contrario e tu esplodi tipo….. BOOM!

Per concludere un esperimento che diverte i fan di vecchia data (mi domando chi non ha mai letto o visto la saga di Kenshiro se potrebbe apprezzare questa storia) e che strizza l’occhio a chi, come me, in quegli anni c’era e si sparava con smania puntate su puntate dell’anime. Ricordo che a metà anni ’90 assieme al mio compagno di banco Subzero tentammo una maratona in VHS della prima serie di Ken Il Guerriero arrivando a stento a metà (credo… forse nemmeno…) data la lunghezza della stessa.

Momento topico della storia: questa citazione che mi ha fatto davvero scompisciare nonchè scendere una lacrimuccia di nostalgia.

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NATHAN NEVER – Generazioni 2 – Luglio 2018 – Bonelli – 3,90 Euro.

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The last of God of war: prime impressioni a caldo

Lo so, lo so ragazzi il gioco è uscito da fine aprile e molti di voi lo avranno già terminato, ma approfittando dei “days of play” di Sony mi sono procurato la mia bella copia di God of War (fisica ovviamente) ed ho iniziato quest’ultimo capitolo in compagnia di Kratos e figlio.

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Da quel lontano 2005 in cui lo spartano fece la sua comparsa su Playstation 2 di anni ne sono passati ben 13. Kratos è invecchiato, come me, ma lui ha procreato e si presenta fin da subito in compagnia di Atreus, ragazzino un pó rinco (per ora) e scosso **spoiler** per la recente morte della madre **fine spoiler**.

Sapevo che non mi sarei trovato davanti il solito picchia picchia tamarro grazie alle varie recensioni lette in rete e quindi non sono stato colto di sorpresa più di tanto quando, un Kratos padre, mi ha preso per mano e condotto lungo la strada che ci porterà verso il finale di questa storia, di questo The last of God of War. Senza menar le mani, ma facendomi percepire il peso e le preoccupazioni che un genitore lasciato da solo a doversi occupare di un bambino deve affrontare.

Per ora Ho giocato un paio d’ore, quindi mi manca ancora molto (temo, spero!?), ma mi va di condividere qualche pensiero in base a ciò che ho visto e le sensazioni provate.

Mi piace il nuovo look del protagonista, è giusto vederlo invecchiare, a mio avviso aggiunge spessore al personaggio e rende credibile la sua storia. Mi piace la nuova impostazione di gioco, segna un taglio netto con i capitoli precedenti. Un po’ meno hack ‘n’ slash, un pò più gioco maturo con una storia. Good.

La telecamera non stacca mai, ancorata saldamente alle spalle del protagonista dà una sensazione di velocità costante e tensione. Pure quando porti in braccio un cinghiale… per dire…. Scelta dal netto stile cinematografico, scelta che mi piace. Goduriosa la sensazione che l’ascia del Leviatano da ogni qualvolta la si richiama a sé in stile martello di Thor! Un pò meno gradita la disposizione dei tasti attacco affidata ai dorsali destri invece che i classici tasti X, O etc….. (si possono riconfigurare credo).

Ammetto che inizialmente mi ha preoccupato il fatto che a cinque minuti dall’inizio non avessi ancora massacrato orde di nemici e fatto sanguinare i tasti del pad, ma poco dopo **spoiler** una bella scazzottata iper-tamarra con “lo straniero” mi ha ricordato che comunque questo è pur sempre un God of War cazzarola! e quanno ce vò ce vò! **fine spoiler**.

Sto giocando su una Playstation4 della prima infornata, niente cura dimagrante ed HDR e niente qualifica pro ed è forse per questo che la grafica mi sembra bella sí, ma nemmeno poi tanto. Mi spiego meglio: il gioco è fatto bene, benissimo considerando l’hardware su cui gira, ma non ho ancora gridato al miracolo. Cosa che invece con Uncharted 4 mi era capitato. Ho notato anche qualche rallentamento nelle fasi di combattimento più concitate e delle texture sui modelli dei nemici “ciccia da cannone” a dir poco bruttine. Probabilmente siamo di fronte al canto del cigno dell’attuale generazione Playstation e se posso: é anche ora!

Detto ciò: è un viaggio che mi sento di proseguire? Si! Assolutamente! Voglio capire di più sulla storia ed ho fiducia che i ragazzi di Santa Monica Studio abbiano messo lungo la strada rimasta da percorrere dei momenti epici tutti da scoprire ed assaporare e che grazie ad essi potrò mettere questo God of War sul podio dei migliori giochi PS4 ever!